Il Gran Premio di Malesia in pillole

11082650_868741043185892_786474368993502966_nPartono in testa le Mercedes e no, non arrivano in testa. Arrivano secondo e terzo.

Dal sesto giro la prima posizione viene presa da Vettel con una scelta di strategia diversa a cui seguono un ottimo sfruttamento delle gomme e una guida veloce e precisa che lo tengono davanti per tutto il Gp (esclusi i giri di pit stop).

Raikkonen parte undicesimo e porta con sè la sua dose colossale di sfortuna e fora dopo un contatto con Nasr. Il pit stop al terzo giro dopo un giro intero senza una gomma. E nonostante tutto arriva quarto. Ha un distacco dal secondo di 45 secondi, visto quanto tempo ci ha messo per fare un giro da Apecar si fa presto a fare il conto della potenzialità.

La Ferrari da una prestazione che fa sperare. Le gomme non si consumano e i piloti combattono. E pensavamo di non dirlo in questo 2015.

Le Mclaren non danno una prestazione migliore del primo Gp, nessuna delle due termina il Granpremio.

Ci siamo mantenuti il più possibile asettici riguardo Alonso perchè sulla salute non si scherza, adesso però è passata e possiamo dirlo: hai fatto proprio un affare.

Il debutto di Alonso è uguale a quello di Magnussen: ritorno ai box anticipati dopo una pessima qualifica. Certamente la macchina fa il suo, ma la macchina la deve anche disegnare il pilota.

Raikkonen con tutta la sua sfiga comunque supera Alonso come fosse in bicicletta.

La Marussia di Mehri parte ultima e arriva a fine gara con 3 giri di ritardo. Però arriva. Abbiamo lasciato la Caterham e abbiamo preso la McLaren, la Marussia invece è una conferma.

Il giovane Verstappen intanto parte sesto e arriva settimo, non un grande risultato, ma comunque molto meglio dell Red Bull.

L’altra Toro Rosso invece con l’esordiente Sainz guadagna otto posizioni in gara. Tanto clamore per nulla per qualcuno.

Vettel scende dalla macchina saltando e corre dai suoi meccanici, un bambino la mattina di Natale con il suo Babbo Natale vestito da Arrivabene.

Sul podio un Vettel supercommosso, ma impacciato. Se salta, salta come Schumacher, se muove le mani, dirige come Schumacher. Se canta, canta come Schumacher. Abbiamo esaurito i festeggiamenti, per questo noi puntavamo su Raikkonen.

L’inno tedesco e italiano sul podio, non dite di non esservi commossi.

Una Ferrari in testa, una Ferrari sul gradino più alto del podio. Abbiamo toccato ferro per una ventina di giri. E a leggere twitter non eravamo i soli.

Speravamo in un’altra dichiarazione in italiano di Vettel, ma va benissimo se si impegna solo sulla macchina.

Il sunto di questo Gp per noi non può essere altro che un cuore Ferrari. Ci abbiamo provato a essere poco di parte, ma questa volta non si poteva. E dire che ci abbiamo provato forse è eccessivo 🙂

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